Guida agli archivi della Fondazione Gramsci

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Archivio Antonio Gramsci

Antonio Gramsci

Consistenza
  • documenti 2280
Cronologia1891 - 1937
Storia archivisticaL'Archivio Antonio Gramsci è un fondo collettaneo di documenti conservato presso la Fondazione Istituto Gramsci a partire dal 1954. Il recupero delle carte prodotte dal dirigente sardo ebbe inizio già all'indomani dell'arresto, quando la cognata Tatiana Schucht provvide al recupero degli scritti di G. conservati nella casa di Via Morgagni a Roma. Questi documenti, fra i quali il manoscritto sulla quistione meridionale e gli studi preparatori per le dispense delle scuola di partito, furono poi affidati all'Ambasciata russa a Roma [1]; da qui, probabilmente, furono inviati, tramite canale diplomatico, a Parigi e poi a Mosca [2]. Non è stato possibile, tuttavia, ricostruire esattamente il percorso compiuto da queste carte, la data del loro rientro in Italia e il loro inserimento nel fondo Gramsci. Dopo la morte di G., Tatiana prese in consegna i Quaderni e la corrispondenza da lui ricevuta durante gli anni del carcere. A questo corpus documentario si andò poi ad aggiungere la corrispondenza autografa di G. che Tatiana non aveva trasmesso, come consuetudine, a Mosca. In attesa di inviare tutto il materiale a Giulia, secondo le volontà di G., Tatiana iniziò la compilazione di un primo elenco degli argomenti trattati nei Quaderni. Per avviare il recupero di tutti gli scritti del marito conservati dalla sorella a Roma, il 3 maggio 1937 Giulia scrisse al Commissariato del popolo per gli affari esteri e al vicecommissario Potemkin [3]. A sollecitare un rapido invio della documentazione in Urss fu anche Togliatti, il quale, l'11 giugno 1937, chiese a Manuil'skij, rappresentante del partito sovietico nel Comintern, di provvedere al trasferimento degli scritti gramsciani[4]. Intanto, il 6 luglio 1937, Tatiana affidava gli scritti in suo possesso all'Ambasciata russa a Roma. Questi documenti giunsero a Mosca per via diplomatica alla fine del 1938 dopo il rientro di Tatiana presso la famiglia [5]. Non è invece possibile stabilire se la corrispondenza ricevuta da G. in carcere, compresa quella a lui inviata dalla cognata, giunse per via diplomatica o se fu portata da Tatiana. A tutta la documentazione arrivata a Mosca, si aggiunse quella conservata presso famiglia Schucht: le lettere precarcerarie dal 1922 al 1926 e le lettere dal carcere autografe che Tatiana aveva spedito dall'Italia. Il 25 febbraio 1939 presero avvio i lavori della «Commissione per l'eredità letteraria di Antonio Gramsci», il cui compito era di discutere dell'ordinamento e della destinazione finale delle carte di G. Il 23 dicembre 1940 fu deciso il trasferimento delle carte presso l'archivio centrale dell'Ikki. Queste furono prelevate dalla casa delle Schucht in via Troickij il 31 dicembre 1940 [6]. Nel trasferimento non erano inclusi gli originali delle lettere. Il numero di queste ultime era inoltre aumentato, come testimonia il quaderno redatto da Togliatti contente l'elenco delle lettere di G. [7]; da esso si evince infatti il recupero delle lettere inviate a Vincenzo Bianco nel periodo viennese e a Giuseppe Berti dal 1927, probabilmente donate dagli stessi al partito. In seguito all'invasione tedesca dell'Unione Sovietica si rese necessario, nel maggio 1941, il trasferimento di tutti gli uffici del Comintern, compreso l'archivio, a Ufa. Temendo che i manoscritti di G. andassero perduti, Giulia Schucht nel giugno 1941 consegnò gli originali delle lettere di G. e di Tatiana, a Vincenzo Bianco, che li trasportò ad Ufa dove furono conservate insieme al resto della documentazione. Le carte tornarono a Mosca probabilmente alla fine del 1943 - anche per le continue richieste di Togliatti che lavorava alla loro pubblicazione - e conservate presso l'archivio dell'Istituto Marx-Engels-Lenin. Da Mosca le carte giunsero in Italia a più riprese: i manoscritti dei Quaderni furono consegnati a Togliatti dall'ambasciatore sovietico a Roma il 3 marzo 1945 [8]. Le lettere e gli altri documenti invece furono consegnati il 10 dicembre 1946 al Comitato centrale del partito comunista russo. Da qui, il 12 dicembre dello stesso anno, tutti i materiali dell'archivio personale di G. furono inviati a Dekanozov, vicecommissario del popolo per gli affari esteri dell'Urss, per essere poi consegnati personalmente a Togliatti[9]. I documenti furono inviati a Roma in diverse tranches - come confermato anche dalla lettera di Paolo Robotti del 13 gennaio 1947 con la quale comunicava a Togliatti «ancora un invio di materiali su Gramsci» [10] - e depositati presso la Direzione del Pci, ormai stabilita in via delle Botteghe oscure. Tra questi documenti vi erano anche le lettere di Tatiana a G. e la corrispondenza da lui ricevuta. Il 21 ottobre 1948 la Segreteria del Pci decise la creazione di una struttura presso cui conservare tutta la documentazione relativa all'opera e al pensiero di G. A tale scopo nell'aprile 1950 fu inaugurata la Fondazione Gramsci, alla quale già il mese precedente la Segreteria del Pci aveva provveduto a donare i volumi della biblioteca di G. Non vi era però nessun riferimento ad una eventuale acquisizione e conservazione degli scritti. Il 30 dicembre 1954 Ambrogio Donini, direttore dell'Istituto Gramsci [11], informava la Segreteria del partito di aver ricevuto una parte dei documenti di Gramsci, ad eccezione dei manoscritti dei Quaderni e delle lettere che «si trovano ancora nella cassaforte dell'ufficio di Amministrazione della Direzione del Pci» [12] e suggeriva la trasmissione di questo materiale in luogo più sicuro. Il consiglio fu evidentemente accettato, tanto che il 28 marzo 1955, in una lettera a Luigi Longo, Donini comunicava l'avvenuto deposito degli originali dei Quaderni e delle lettere in una cassetta di sicurezza della Banca Nazionale del Lavoro di Roma [13] Nel 1963 tutti documenti - ad eccezione delle lettere di Tatiana a G. - furono depositati definitivamente presso l'Istituto Gramsci. Con la collocazione definitiva delle carte di G., ebbe inizio il lavoro di recupero di tutti gli scritti da lui prodotti e ricevuti, sia negli anni giovanili che in quelli carcerari. In vista della pubblicazione di una nuova edizione delle lettere dal carcere, Togliatti, con la collaborazione di Elsa Fubini, si impegnò nel recupero del materiale documentario conservato dalla famiglia d'origine: sia dal fratello Carlo a Milano che dalla sorella Teresina a Ghilarza. Il 24 giugno 1963 Carlo Gramsci inviava a Togliatti una parte dei documenti in suo possesso. Si trattava di 26 lettere in fotocopia di G. alla madre, a Carlo e a Grazietta, dal giugno 1924 al dicembre 1932. Ad esse si aggiungevano 10 documenti originali: il quaderno di appunti di fisica, 3 schede di libri della biblioteca di Ghilarza, le carte relative al ricovero nelle cliniche Cusumano di Formia e Quisisana di Roma e le ricevute delle spese funerarie. Nel gennaio1964 Togliatti informava Elsa Fubini che le lettere di Tatiana a G. erano rimaste in suo possesso; non sappiamo però la data del loro inserimento nell'epistolario gramsciano. Il 4 aprile 1968 Teresina Gramsci donava le trascrizioni dattiloscritte delle lettere di Gramsci alla famiglia del periodo 1908-1913, relative agli anni del liceo e dell'università. È probabile che risalga agli anni '60 anche il recupero di alcune lettere degli anni universitari indirizzata a G. da Angelo Tasca, Cesare Berger e Giovanni Vittorio Amoretti. Alle donazioni dei familiari seguì, nel luglio 1974, quella di Piero Sraffa che consegnò a Elsa Fubini gli originali delle 4 lettere autografe in suo possesso, dal 1924 al 1927. Nel dicembre 1981 Giuliano Gramsci donò all' Istituto 5 lettere di Gramsci a Tatiana, a Giulia e a Delio relative agli anni 1927-1930. Il recupero della documentazione di G. continuò anche negli anni '90. Nel 1994, in seguito alle ricerche di Silvio Pons, furono depositare in copia alla Fondazione Istituto Gramsci documenti provenienti dai diversi fondi del Rossijskij Gosudarstvennyj Archiv Social'no-Politiceskoj Istorii (RGASPI, Archivio statale russo per la storia socio-politica). In particolare, è state rinvenute nuove lettere della corrispondenza fra G. e i membri del PcdI per gli anni 1922-1926. Sono state inoltre rintracciate altre 4 lettere di G a Tatiana del 1933: 3 dell'agosto e 1 dell'ottobre. Nel 1999 Diddi Paulesu, nipote di G. ed erede delle carte conservate da Teresina, consegnava le riproduzioni fotografiche di 53 lettere di G. ai familiari dal 1908 al 1933, 20 lettere di familiari e compagni di scuola - fra i quali Eraldo Marica, Ignazio Deidda e Agostino Careddu - e alcuni documenti relativi agli anni scolastici. Nel 2005 Mimma Paulesu Quercioli donava alla Fondazione gli originali di 85 lettere autografe di G. dal 1924 al 1933 e una cartolina di Angelo Tasca del 1912. Nello stesso anno Antonio Gramsci jr., figlio di Giuliano Gramsci, donava una prima parte dei documenti conservati nella sua casa di Mosca. Ai versamenti di documenti originali del luglio 2005 e del marzo 2006 sono seguiti quelli di documenti in copia digitale del maggio 2007 e del maggio 2008. La nuova documentazione, grazie alla quale è stato possibile ricostruire soprattutto la corrispondenza di Tatiana con i familiari, ha permesso anche di colmare le lacune presenti nell'epistolario gramsciano con l'inserimento di 46 lettere ricevute da Gramsci durante gli anni del carcere. [1] Si veda la lettera di Tatiana alla famiglia del dicembre 1926 in T. Schucht, Lettere ai familiari, a cura di Mimma Paulesu Quercioli, Roma, Editori riuniti, 1991, p. 22. [2] Crf. lettera di Ruggero Grieco a Camilla Ravera del gennaio 1927 in A. Gramsci-T. Schucht, Lettere 1926-1935, a cura di A. Natoli e C. Daniele, Torino, Einaudi, 1997, pp. 25-26. [3] P. Spriano, L'ultima ricerca, Roma, «L'Unità» editrice, 1988, p. 32. [4] In Gramsci dopo la morte, attualmente in ordinamento. [5] Si veda G. Gramsci, Ricordo di Tatiana, in T. Schucht, Lettere ai familiari, cit., p. XVIIII. [6] Il documento in cui è elencata tutta la documentazione versata, porta la firma di Eugenia Schucht, Vincenzo Bianco e Stella Blagoieva; cfr. AAG, Carte Famiglia Schucht, Varie. [7] Questo quaderno, di cui non si conosce la data esatta di compilazione, è integralmente riprodotto in Togliatti editore di Gramsci, a cura di C. Daniele, Roma, Carocci, Fondazione Istituto Gramsci, Annale XIII, 2005, pp. 233-88. [8] APC, Internazionale comunista, Comitato centrale del Pcus (17), inv. 128, fasc. 42. [9] APC, Internazionale comunista, Comitato centrale del Pcus (17), inv. 128, fasc. 966. [10] In Gramsci dopo la morte, attualmente in ordinamento. [11] Nel 1954 la Fondazione venne trasformata in Istituto Gramsci e al direttore venne affiancato un organo di direzione collegiale. Nel 1982 l'Istituto si è costituito in Fondazione giuridicamente riconosciuta dallo Stato. [12] In Gramsci dopo la morte, attualmente in ordinamento. [13] In Gramsci dopo la morte, attualmente in ordinamento.
NoteStato di lavorazione: ordinato, consultabile, inventario elettronico a cura di Eleonora Lattanzi. Scheda a cura di Eleonora Lattanzi.
Riferimenti bibliograficiBibliografia gramsciana on line a cura di J. Cammett, F. Giasi, M.L. Righi consultabile sul sitoweb della Fondazione Istituto Gramsci, alla pagina "Antonio Gramsci".
Storia istituzionale/amministrativa, nota biografica1891 Il 22 gennaio nasce ad Ales (Cagliari, ora Oristano), da Francesco, impiegato presso l'ufficio del registro di Ghilarza, e da Giuseppina Marcias, quarto di sette figli (Gennaro, Grazietta, Emma, Antonio, Mario, Teresina, Carlo). 1894 Frequenta l'asilo delle suore di Sorgono. 1895 Inizia a manifestarsi la sua malformazione fisica, dovuta al morbo di Pott, ma attribuita dalla famiglia ad una presunta caduta dalle braccia di una donna di servizio. 1898 Il padre è arrestato per una irregolarità amministrativa. La madre si trasferisce, con i 7 figli, a Ghilarza. 1900 Il 27 ottobre il padre è condannato a 5 anni, 8 mesi e 22 giorni di carcere, da scontare a Gaeta. 1903 Consegue la licenza elementare, ottenendo il massimo dei voti in tutte le materie. Per le difficili condizioni economiche della famiglia, deve interrompere gli studi. Inizia a lavorare presso l'Agenzia delle Imposte dirette e del Catasto di Ghilarza. 1904 Il padre viene scarcerato e torna dalla famiglia a Ghilarza. 1905 Nell'autunno del 1905 si iscrive al ginnasio presso l'Istituto Carta-Meloni di Santu Lussurgiu. 1908 Ottenuta la licenza ginnasiale a Oristano, si iscrive al liceo Dettòri di Cagliari. 1910 Pubblica sul quotidiano di Cagliari «L'Unione sarda» il suo primo articolo dal titolo A proposito di una rivoluzione. 1911 Conseguita la licenza liceale nel mese di luglio, trascorre alcuni mesi ad Oristano ospite dello zio Serafino come ripetitore del nipote Delio. Ad ottobre vince la borsa di studio del collegio Carlo Alberto di Torino per gli studenti disagiati delle vecchie province del Regno di Sardegna. Il 16 novembre si immatricola alla Facoltà di Lettere per Filologia moderna dell'Università di Torino. 1912 Il prof. Matteo Bartoli gli assegna alcune ricerche sul dialetto sardo e gli affida la cura delle dispense per il corso di glottologia dell'anno accademico 1912-1913. 1913 Con la firma Alfa Gamma scrive sul «Corriere universitario» gli articoli Per la verità e I Futuristi. Assiste in Sardegna alla campagna elettorale in vista delle prime elezioni a suffragio universale maschile (26 ottobre - 2 novembre). 1914 Ad ottobre, nel dibattito sulla posizione del Psi di fronte alla guerra, interviene su «Il Grido del popolo», con l'articolo Neutralità attiva ed operante. 1915 Interrompe gli studi universitari e si dedica al giornalismo, intensificando i rapporti con il movimento socialista. Nel dicembre viene assunto nella redazione torinese dell'«Avanti!». Contemporaneamente collabora al settimanale «Il Grido del popolo». 1917 Nel febbraio esce il numero unico della Federazione giovanile socialista piemontese «La città futura», da lui integralmente curato. A settembre assume la direzione dell'esecutivo provvisorio della sezione socialista di Torino e dirige fino a dicembre il «Grido del popolo». Fonda con un gruppo di giovani socialisti torinesi il «Club di vita morale». 1918 Il 15 dicembre esce il primo numero dell'edizione piemontese dell'«Avanti!» diretta da Ottavio Pastore, di cui è redattore insieme a Leonetti, Togliatti e Galetto. 1919 A febbraio pubblica un articolo dal titolo Stato e sovranità sul quindicinale «Energie nuove» di Piero Gobetti. In aprile, fonda con Togliatti, Tasca e Terracini, «L'Ordine nuovo», settimanale di cultura socialista, il cui primo numero esce il 1° Maggio. Sempre a maggio è eletto nella Commissione esecutiva della sezione socialista torinese. Il 20 luglio durante lo sciopero di solidarietà con le repubbliche comuniste di Russia, è arrestato e inviato per qualche giorno alle Carceri nuove di Torino. 1920 A maggio, partecipa a Firenze, in qualità di osservatore, alla riunione della frazione comunista astensionista di Bordiga. A novembre prende parte al convegno di Imola, dove si costituisce ufficialmente la frazione comunista del Psi. 1921 Il 1° gennaio esce a Torino il primo numero de «L'Ordine nuovo» quotidiano, di cui assume la direzione. Partecipa a Livorno al XVII Congresso del Psi (15-21 gennaio). Entra a far parte del Comitato centrale del Pcd'I. 1922 Nel corso del II congresso del Pcd'I (20-24 marzo), viene designato a rappresentare il partito nell'Esecutivo dell'Ic. Nel maggio si reca insieme a Mosca con Bordiga e Graziadei. Dal 7 all'11 giugno, partecipa alla seconda conferenza dell'Esecutivo allargato dell'Ic. In difficili condizioni di salute, dopo i lavori della conferenza è ricoverato nella casa di cura Serebrjanij bor, dove conosce Eugenia Schucht, che vi è ricoverata, e, a settembre, sua sorella Giulia. Partecipa al IV Congresso dell'Ic (5 nov. - 5 dic.). Il 25 novembre incontra Lenin. 1923 Impossibilitato a rientrare in Italia, a causa del mandato di cattura spiccato contro di lui, rimane a Mosca. A giugno partecipa ai lavori del III Esecutivo allargato dell'Ic. Il 3 dicembre giunge a Vienna occupandosi tra l'altro della redazione della terza serie dell'«Ordine nuovo». Tiene un fitto carteggio con Togliatti, Terracini, Scoccimarro. 1924 Il 12 febbraio esce a Milano il primo numero de «l'Unità». Eletto deputato alle elezioni politiche del 6 aprile nella circoscrizione del Veneto, a maggio rientra in Italia. Entra nell'Esecutivo del Pcd'I e si trasferisce a Roma. Nell'agosto è eletto segretario del partito. Il 10 agosto Giulia dà alla luce il loro primo figlio, Delio. 1925 A febbraio conosce a Roma Tatiana Schucht, sorella maggiore di Giulia. Tra il marzo e l'aprile, torna a Mosca e partecipa ai lavori del V Esecutivo allargato dell'Ic. A maggio interviene alla Camera contro il disegno di legge sulle associazioni segrete, presentato da Mussolini e da Alfredo Rocco. Nell'estate inizia a lavorare insieme a Togliatti alle tesi per il congresso. Nell'autunno Giulia e il piccolo Delio lo raggiungono a Roma. 1926 Al III congresso del Pcd'I (Lione, 20-26 gennaio) presenta la relazione sulla situazione politica generale. Nell'estate compie una breve vacanza a Trafòi (Bolzano), con Delio, Eugenia e Giulia. Quest'ultima, nuovamente incinta, torna a Mosca, dove il 30 agosto nasce Giuliano. L'8 novembre, in seguito alla promulgazione delle leggi eccezionali, è arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli in assoluto isolamento. Il 18 novembre è assegnato al confino di polizia a Ustica, dove giunge il 7 dicembre. 1927 Il 14 gennaio il Tribunale militare di Milano emette contro di lui un mandato di cattura. Il 20 gennaio è tradotto al carcere di San Vittore a Milano. La dura vita del carcere si ripercuote sulla sua salute; la cognata Tatiana lo assiste, trasferendosi a Milano. 1928 Il 28 maggio si apre a Roma, presso il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, il processo - il cosiddetto «processone» - contro Gramsci e il gruppo dirigente del Pcd'I. Il 4 giugno la sentenza lo condanna a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. A causa delle sue compromesse condizioni di salute è destinato alla casa penale per minorati fisici e psichici di Turi. 1929 A gennaio ottiene il permesso di scrivere, e il 9 febbraio inizia la stesura dei Quaderni. Al momento di lasciare Turi, ne avrà redatti ventuno. 1930 Il 16 giugno riceve la visita del fratello Gennaro. Verso la fine dell'anno, con l'arrivo a Turi di alcuni compagni di partito, comincia un ciclo di discussioni sugli intellettuali e il partito e sulla Costituente. Queste posizioni provocano le reazioni di alcuni compagni di carcere, che l'accusano di non essere in linea con la politica dell'Ic, che ha abbandonato la tattica del fronte unico. 1932 In seguito ai provvedimenti di amnistia e al condono per il decennale della Marcia su Roma, la condanna viene ridotta a 12 anni e 4 mesi. Inizia la stesura dei «Quaderni speciali». Il 30 dicembre a Ghilarza muore la madre. 1933 In seguito all'aggravarsi della sua malattia, il 19 novembre lascia la casa penale di Turi e, dopo una breve permanenza nell'infermeria del carcere di Civitavecchia, raggiunge la clinica del prof. Cusumano a Formia. Riceve la visita di Piero Sraffa. In ottobre inoltra la richiesta per la libertà condizionale che viene accolta. 1935 In seguito ad una nuova crisi, nell'agosto del 1935 è trasferito alla clinica Quisisana di Roma. Interrompe definitivamente la stesura dei Quaderni, di cui ne risultano redatti complessivamente 29 di note e 4 di traduzioni. 1937 Terminato il periodo di libertà condizionale e riacquistata la piena libertà, il 25 aprile è colpito da emorragia cerebrale. Due giorni dopo muore. Le sue ceneri sono dapprima depositate nel cimitero del Verano e nel settembre dell'anno successivo trasferite al Cimitero acattolico di Roma.