Guida agli archivi della Fondazione Gramsci

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Archivio Partito comunista italiano

Istituto di studi comunisti "Palmiro Togliatti"

Consistenza
  • buste 489
Cronologia1956 - 1993
Ambiti e contenutoL'archivio è arrivato alla Fondazione Istituto Gramsci alla fine degli anni novanta. Le carte si presentavano (e si presentano) organizzate in due nuclei distinti: una parte contiene corrispondenza e documentazione relativa all'organizzazione dei corsi mentre il nucleo più corposo conserva letteratura grigia utilizzata come materiale didattico. La prima traccia dell'esistenza di un "archivio", distinto dalla biblioteca, «nel quale si conservano microfilms di giornali, documenti vari e fotografie» si trova nel periodico «Scuola comunista» del 1956. Nel corso del tempo è presumibile che i documenti abbiano subito un turnover e che la documentazione più antica sia stata eliminata man mano che si diversificavano le esigenze per fare spazio a nuovo materiale. Il fondo consiste principalmente di sussidi didattici: scritti, interventi, saggi e ritagli stampa sui più diversi argomenti utilizzati dall'Istituto di studi comunisti per la preparazione di corsi o come materiale di studio messo a disposizione degli allievi. La Fondazione possiede anche un fondo librario proveniente dall'Istituto di studi comunisti consistente di 216 tra volumi e opuscoli.
NoteStato di lavorazione: parzialmente ordinato; in consultazione. Scheda a cura di Cristiana Pipitone.
Storia istituzionale/amministrativa, nota biografica

«Concretamente si decide che la scuola Centrale del P. incominci il suo lavoro per il 15 novembre. Fedeli è incaricato di realizzare tale decisione in collaborazione con la sezione di Organizzazione della Direzione e con la Federazione di Roma»[1]. Con questa decisione nell'ottobre 1944 la segreteria del Partito comunista italiano diede vita alla scuola centrale del partito di Roma e pochi mesi dopo, nel dicembre 1944, iniziarono i corsi. In un primo periodo le lezioni si svolsero in via Guidubaldo Del Monte a Roma ma nel giro di breve tempo i locali della scuola vennero trasferiti a Frattocchie, a venti chilometri dalla capitale, in una tenuta che il Partito aveva ricevuto in dono. Nel 1950 si decise l'ampliamento della scuola e nel 1952 iniziarono i lavori per la costruzione di nuovi edifici, che si conclusero tre anni dopo ad opera di un gruppo di giovani architetti militanti nel Partito[2]. La denominazione dell'Istituto subì all'inizio degli anni cinquanta una serie di variazioni: da Scuola centrale quadri "Andreij Ždanov " del 1950 venne modificata poco dopo in "Istituto Togliatti" (nonostante l'opinione contraria del segretario del Pci[3]), per poi assumere, con l'inaugurazione dei nuovi locali nel 1955, il nome di "Istituto di studi comunisti", che dal gennaio 1973 cambierà in "Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti"[4]. L'Istituto si inseriva nel sistema di formazione politica e ideologica a struttura piramidale previsto dal Partito che forniva - a diversi livelli - differenti "tipi" di acculturazione. Il sistema di formazione doveva servire, infatti, sia alla formazione ideologica in senso stretto (sulla scia del sistema delle scuole di partito anteguerra) che come momento di coesione e adesione identitaria, nonchè quale strumento di alfabetizzazione[5]. Le scuole centrali erano destinate alla formazione dei funzionari che lavoravano negli organismi centrali e dei dirigenti federali[6]; a livello locale venivano organizzati corsi destinati a chi doveva lavorare nelle sezioni mentre nelle cellule del partito si organizzavano momenti di formazione rivolti a tutti i militanti[7]. Al vertice del sistema formativo erano i corsi tenuti a Mosca nella scuola superiore del PCUS. La selezione degli allievi era effettuata congiuntamente da tre soggetti: la commissione quadri e scuole, la federazione provinciale e la direzione della Scuola. Le federazioni provinciali (sulle quali ricadeva la gran parte del peso delle spese per il vitto e l'alloggio degli allievi) individuavano i candidati da inviare all'Istituto sulla base dei criteri determinati dalla commissione quadri e scuole e quest'ultima, insieme alla direzione dell'istituto, esercitava l'ultimo controllo sugli elenchi compilati dalle federazioni per verificare la "condotta politica" e la provenienza sociale degli allievi. Dopo un primo esperimento "misto" i corsi vennero distinti tra maschili e femminili e la scuola di Frattocchie (insieme all'"Istituto A. Marabini" di Bologna) venne destinata alla formazione dei quadri maschili. Tale stato di cose durò fino alla fine degli anni cinquanta quando l'organizzazione dei corsi per le militanti passò alle scuole di Roma e di Bologna.[8] La scuola ebbe un nutrito numero di direttori: il primo incaricato fu Armando Fedeli - che si occupava di tutto il sistema di formazione del Partito - cui seguirono Carlo Farini, Paolo Robotti, Luigi Amadesi, Mario Spinelli, per un breve periodo Enrico Berlinguer, Pietro Valenza, Gastone Gensini, Giuseppe Dama, Bruno Bertini, Luciano Gruppi, Corrado Morgia e Franco Ottaviano. Il direttore veniva nominato dal Partito e oltre ad occuparsi della gestione organizzativa dell'Istituto svolgeva anche attività didattica. Accanto al direttore era presente un corpo insegnante fisso piuttosto ridotto di numero che si occupava in generale degli insegnamenti di base, mentre alcune lezioni venivano affidate a dirigenti o intellettuali vicini al Partito. Fin dall'inizio la scuola centrale di Roma organizzò corsi residenziali lunghi e impegnativi. Era infatti previsto che gli allievi vi risiedessero per circa 6 mesi, e le loro giornate fossero regolate da una scansione ferrea. La sveglia era alle 7 e prima dell'inizio delle lezioni, previsto per le 7 e 55, i corsisti dovevano prepararsi, riordinare le stanze e fare colazione. Dalle 12 alle 15 avevano il tempo per il pranzo e il riposo, per riprendere poi con la discussione e lo studio fino alle 19. Dalle 19 alle 22 erano previste la cena e la libera uscita[9]. Oltre a seguire le lezioni gli allievi si dedicavano allo studio collettivo e individuale e al lavoro manuale. Nei primi anni le materie di insegnamento furono storia d'Italia, storia del partito bolscevico, materialismo dialettico e storico, economia politica, storia del Pci, costruzione del socialismo, linea politico-organizzativa del Pci, lingua italiana e autobiografie. Successivamente, a partire dalla metà degli anni cinquanta, il numero delle materie in programma si ridusse per dare più spazio allo studio dell'economia politica e in generale allo studio e all'approfondimento individuale. Accanto ai corsi lunghi si tennero corsi di durata più breve, destinati a particolari categorie di funzionari o militanti e dedicati ad argomenti più circoscritti. Anche nel decennio successivo, l'Istituto di studi comunisti continuò a mantenere un ruolo di primo piano nel sistema formativo del Partito. Secondo una relazione del 1965 l'istituto romano aveva il compito di organizzare e ospitare i corsi di "carattere più elevato" e occuparsi inoltre della "formazione dei formatori" destinati ad operare nelle realtà periferiche. Accanto a questo la scuola di Frattocchie sarebbe dovuta essere anche centro di "elaborazione della nostra politica e dei suoi presupposti teorici"[10]. Rispetto al decennio precedente era diversa l'impostazione dell'insegnamento e accanto al corso lungo, venivano organizzati corsi medio lunghi (di circa due mesi) anche'essi di carattere generale. Non mancavano inoltre i corsi di breve periodo dedicati ad argomenti specifici e destinati a particolari categorie di militanti. Nel corso del tempo, anche per la difficoltà delle federazioni a sostenere le spese per periodi molto prolungati, si ridusse la durata del corso lungo, cosa che consentì all'Istituto di organizzare più di un corso all'interno dello stesso anno solare. Un momento di snodo, secondo quanto affermato da Giuseppe Dama, uno dei direttori della scuola[11], si ebbe nel 1966 quando i corsi lunghi passarono dal durare un anno o sei mesi ad un periodo di due-tre mesi per corso, per stabilizzarsi sul periodo di quattro mesi a partire dalla fine degli anni sessanta. Nel corso degli anni settanta il sistema di istruzione del Partito subì una serie di modifiche che incisero anche sul ruolo della scuola di Frattocchie: vennero aperte nuove scuole (alcune a carattere interregionale) e si attivarono diverse tipologie di corsi: i corsi ad "intelaiatura storica", quelli "articolati per problemi" e infine i corsi a "struttura seminariale"[12]. Per quanto riguarda l'Istituto di studi comunisti si ricominciarono ad organizzare corsi di lunga durata (1 anno) riservati agli operai, accanto ai quali vennero attivati corsi monografici di breve durata (1 mese circa) destinati a particolari categorie di quadri politici. Alcuni di questi erano genericamente formativi, come quelli sulla politica economica o i corsi tenuti in occasione delle consultazioni elettorali (organizzati con frequenza piuttosto regolare), mentre altri erano centrati su temi e problemi posti dall'attualità, come quelli sul terrorismo, la siderurgia, la crisi dell'industria tessile o il piano decennale sull'edilizia (solo per citare alcuni degli argomenti trattati). I corsi annuali destinati ai quadri operai comportavano un grosso investimento dal parte delle strutture del partito perché prevedevano il versamento ai partecipanti ai corsi del salario non percepito. Negli ultimi quindici anni della sua esistenza l'Istituto di studi comunisti organizzava annualmente una serie di corsi di impianto generale (i corsi di quattro mesi; i corsi femminili, i corsi operai e i corsi ferie durante il mese di agosto), accanto ai corsi monografici e ai corsi di aggiornamento destinati a particolari categorie di militanti, quali potevano essere i segretari federali delle regioni meridionali o i lavoratori delle ferrovie. Nel corso del suo ultimo decennio di esistenza la scuola di Frattocchie (accanto al permanere dei corsi femminili) diminuì nuovamente la durata dei corsi lunghi portandoli a circa quattro mesi mentre si moltiplicarono i corsi e i seminari legati ai problemi posti dalla pratica politica e dall'attualità; aumentarono le iniziative non legate direttamente all'attività formativa e sempre più spesso vennero organizzati convegni e seminari aperti ai non militanti. La scuola cessò la sua attività nel 1993.


[1]Fig, Apc, Partito, 1944, Fondo Mosca, segreteria, verbale del 24 ottobre 1944, mf. 271.
[2] Cfr. l'intervento di Edoardo D'Onofrio in La funzione dell'Istituto di studi comunisti nell'attivita educativa del Pci, Roma, 1955.
[3] Lettera di Togliatti alla segreteria, 30 nov. 1954 in Fig, Apc, Palmiro Togliatti, Carte Ferri Amadesi, 1954, fasc. 25, b. 28.
[4] Fig, Apc, Partito, 1973, mf 051/824.
[5] Cfr. Anne Marijnen, Connaitre le monde pour le trasformer: la formation des cadres du Pci, 1945-1956, in La formazione della classe politica in Europa (1945-1956), a cura di Giovanni Orsina-Gaetano Quagliariello, Manduria-Bari-Roma, Piero Laicata Editore, 2000; Ead., Entrée en politique et professionalisation d'appareil : les écoles centrales de cadres du parti communiste italien (1945-1950) in «Politix», n. 35, 1996.
[6] Anche se a causa delle difficoltà incontrate nel creare istituti di formazione nelle regioni meridionali l' "Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti" servì anche come centro di formazione per i militanti del sud d'Italia..
[7] Fig, Apc, Partito, Fondo Mosca, Sezione quadri e scuole di partito, mf. 292, doc. 1 Progetto per la creazione di vari tipi di scuola di partito per la formazione di quadri dirigenti, 1944 .
[8] Dal 1949 alla fine degli anni cinquanta funzionò la Scuola femminile di Faggeto Lario, in provincia di Como. mf. 300/481.
[9] Fig, Apc, Partito, 1947, Fondo Mosca, Segreteria, verbale del 18 marzo 1947, Mf. 268.
[10] Fig, Apc, Partito, 1966, Sezione scuole di partito, mf 523/1910.
[11] Fig, Apc, Partito, 1974, Sezione scuole di partito, documentazione non classificata, III Convegno nazionale sulle scuole di partito (Istituto di studi comunisti «P. Togliatti» 15-17 novembre 1973), ciclostilato, b. 272, f. 101.

Bibliografia

La funzione dell'Istituto di studi comunisti nell'attivita educativa del Pci, Roma, 1955.
«Scuola comunista», periodico dell'Istituto di studi comunisti 1955-1956.
Formazione dei quadri e sviluppo del partito. Atti del V Convegno nazionale della sezione centrale scuole di partito, Istituto di studi comunisti "Palmiro Togliatti" - Frattocchie (Roma), 1-2-3 dicembre 1977, a cura della Sezione scuole di partito del Pci, Roma, 1978.
«La scuola del Partito», periodico trimestrale a cura della Sezione centrale scuole, 1976-1980.
La scuola di partito negli anni '80. Problemi e prospettive, a cura della Sezione scuole di partito del Pci, Roma, 1981.
«Materiali di documentazione e di studio» a cura del Pci, Sezione centrale Scuola di Partito.
Anne Marijnen, Entrée en politique et professionalisation d'appareil : les écoles de cadres du parti communiste italien (1945-1950), in «Politix», n. 35, 1996.
Anne Marijnen, Connaitre le monde pour le trasformer: la formation des cadres du Pci, 1945-1956 in La formazione della classe politica in Europa (1945-1956), a cura di Giovanni Orsina-Gaetano Quagliariello, Manduria-Bari-Roma, Piero Laicata Editore, 2000.
Mauro Boarelli, La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956), Milano, Feltrinelli, 2007.