Guida agli archivi della Fondazione Gramsci

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Archivi del Partito comunista italiano

Partito comunista italiano. Sezione di Mogadiscio

Consistenza
  • buste 2
Cronologia1942 - 1951
Storia archivistica

Il 10 aprile 1947 i membri del Comitato esecutivo stilarono un "verbale di verifica dei documenti esistenti presso la Segreteria della Sezione", in vista della fusione della Sezione con il Gruppo comunista A. Gramsci (conservato in serie 3, b. 2, fasc. 6). Dal verbale risulta che in quella data il predetto archivio era costituito da 12 cartelle. Tuttavia, circa un anno prima, era presumibilmente intervenuto un parziale stralcio della documentazione, quando Aldebrando Melelli era rientrato in Italia portando con sé alcuni incartamenti e dei fascicoli personali (cfr. la lettera di Melelli per Di Chiara in fondo Mosca, Mf 312). Queste carte pervennero alla direzione del Partito e vennero presumibilmente inserite tra quelle della direzione e attualmente si trovano nel Fondo Mosca. All'inizio dei lavori di riordino le carte si presentavano divise in fascicoli, alcuni originali altri evidentemente frutto di un lavoro di ordinamento precedente. Alcuni di essi contenevano documentazione miscellanea genericamente riferibile a periodizzazioni cronologiche altri invece erano riferibili a particolari attività della Sezione. Durante i lavori di riordino sono state individuate 8 serie per lo più riferibili alla struttura ed alle funzioni della Sezione. La schedatura è stata compiuta a livello di fascicolo, eccezion fatta per le lettere rintracciate nel fondo Mosca, che sono state schedate individualmente

Condizioni d'accessoL'archivio è liberamente consultabile nel rispetto della normativa vigente e del regolamento interno della Fondazione Gramsci. L'archivio ha ricevuto la dichiarazione di notevole interesse storico dalla Sovrintendenza archivistica del Lazio il 21 settembre 1994.
Storia istituzionale/amministrativa, nota biografica

La Sezione di Mogadiscio del "Partito comunista internazionale" fu costituita il 14 luglio 1942, un anno dopo la fine del dominio coloniale italiano. I fondatori della Sezione erano dodici fra cui Antonino Velonà e Aldebrando Melelli. La prima Assemblea, svoltasi il 25 luglio 1942, elesse Antonino Velonà alla presidenza della sezione e ne approvò il programma politico che, fra l'altro, era finalizzato alla lotta contro le forze nazi-fasciste. La comunicazione della costituzione della Sezione somala alla Direzione del Partito fu invece data solo due anni dopo, il 21 settembre 1944. Lo statuto interno (del quale si conserva solo la prima pagina) stabilì quali organi della Sezione, l'Assemblea, il Comitato esecutivo ed il Comitato consultivo (art. 6). All'Assemblea furono conferiti i poteri di elezione e controllo sull'operato del Comitato esecutivo, discussione ed approvazione dei bilanci, ratifica delle iscrizioni di nuovi militanti e radiazione degli espulsi. Era previsto che l'Assemblea si sarebbe riunita in seduta ordinaria una volta l'anno per la rielezione delle cariche sociali e l'esame del bilancio ed in seduta straordinaria su richiesta del Comitato esecutivo o del Comitato consultivo o quando ne venisse fatta richiesta da parte della metà più uno degli iscritti (art. 7). Il Comitato esecutivo era costituito da tre membri (Segretario, l'addetto alla disciplina e l'addetto alla propaganda) si riuniva due volte al mese, durava in carica per un anno, era rieleggibile e si occupava di "tutte le pratiche necessarie al funzionamento della Sezione" (art. 8). Il Comitato consultivo era costituito da sette membri, si riuniva di propria iniziativa o su convocazione del Comitato esecutivo, durava in carica un anno ed era rieleggibile. I suoi compiti riguardavano la discussione e la proposta di emendamenti sulle questioni che gli venivano proposte dal Comitato esecutivo e su quanto considerasse utile per l'interesse della Sezione e la rappresentanza dell'Assemblea ogni qual volta questa, per varie circostanze, non si fosse potuta riunire (art. 9). La Sezione svolse prevalentemente attività di proselitismo nei riguardi della comunità italiana presente in Somalia. Di primo piano fu l'azione di avvicinamento verso i militari italiani reclusi nei campi di concentramento britannici sorti nei centri di Nairobi, Eldoret e Hargheisa e nel centro di smistamento di Nyery (relazione di A. Melelli sull'attività politica della Sezione dal 25 luglio 1942 all'1 ottobre 1946, n. 306, in fondo Mosca, Mf 312). Di un certo rilievo fu anche la partecipazione ad organismi politici antifascisti. Dopo la nascita della Giunta antifascista (21 agosto 1944), si costituì l'Unione nazionale antifascista (Una), alla quale aderirono, oltre la Sezione comunista, l'Unione democratica e, in seguito, anche il Partito socialista. Il 26 dicembre 1944 l'Una si costituì in Comitato nazionale italiano di liberazione "con la volontà di agire in intensa collaborazione con le Autorità Alleate" ed al fine di "attuare in questa Colonia i compiti propri dei Comitati di Liberazione", ma, si specificava, "nei modi propri che la particolare condizione locale suggerisce" (comunicato del Comitato esecutivo dell'Una del 28 dicembre 1944 inviato al «Somalia Courier» ed alle sezioni dei partiti comunista, socialista, della Democrazia cristiana e della Democrazia sociale in serie 7, fasc. 21). Nell'ultimo periodo infine, predominò l'attività di informazione per la direzione del Partito, inviando note, relazioni e dati sulla popolazione locale in vista dell'assegnazione all'Italia dell'amministrazione fiduciaria della Somalia. Nonostante la brevità dell'esperienza la Sezione subì una scissione quando un gruppo di 33 militanti il 26 dicembre 1945 uscì e diede vita al Gruppo comunista A. Gramsci. Il 9 aprile 1947 il Gruppo Gramsci riconfluì all'interno della Sezione. Il 1° febbraio 1949, "in seguito al rientro in Italia di quasi tutti i compagni aderenti alla Sezione, ed in considerazione anche delle restrizioni imposte ai Club e Partiti Politici dalle Autorità Britanniche", la Sezione comunista somala cessò le sue attività. Michele Pappalardo, già segretario, fu nominato liquidatore e custode dell'archivio (lettera di Michele Pappalardo alla Direzione del 31 gennaio 1949 in serie 5, fasc. 12, sottofasc. 1).

Criteri di ordinamento

L'archivio è ordinato in 8 serie:

  1. Organismi dirigenti
  2. Protocolli della corrispondenza
  3. Amministrazione
  4. Quadri
  5. Carteggio
  6. Proselitismo
  7. Attività con organizzazioni esterne
  8. Gruppo comunista A. Gramsci

Unità di descrizione collegate5 documenti conservati nel Fondo Mosca, mf. 312; fascicoli personali dei militanti della Sezione conservati nel Fondo Mosca, mff. 372, 396, 397.