Guida agli archivi della Fondazione Gramsci

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Archivi di persone

Giovanni Amendola

Consistenza
  • fascicoli 11
Cronologia1922
Ambiti e contenutoTra le carte di Giorgio Amendola si trovano 11 fascicoli di documenti del padre Giovanni il cui archivio è attualmente depositato presso la Biblioteca di studi meridionali Giustino Fortunato di Roma. E' conservata documentazione del Ministero delle colonie sul trattato di Er Regima e sul progetto di istruzione primaria per i cittadini libici e per i musulmani della Tripolitania.
Riferimenti bibliograficiG. AMENDOLA, La democrazia italiana contro il fascismo (1922-1924), Milano-Napoli, Ricciardi, 1960; ID., Discorsi politici (1919-1925), a cura di S. VISCO, Roma, Camera dei deputati, 1968; ID., La crisi dello Stato liberale, a cura di E. DAURIA, Roma, Newton Compton, 1974; ID., L'Aventino contro il fascismo: scritti politici (1924-1926), a cura di S. VISCO, Milano-Napoli, Ricciardi, 1976; ID., La nuova democrazia: discorsi politici (1919-1925), a cura di S. VISCO, Milano-Napoli, Ricciardi, 1976; ID., Carteggio, a cura di E. D'AURIA, Roma-Bari, Laterza, 1986, voll. 4.
Storia istituzionale/amministrativa, nota biograficaNacque a Napoli il 15 aprile 1882 da Pietro e da Adelaide Bianchi. Dal 1909 al 1911 visse a Firenze, dove collaborò con studi e saggi alle riviste fiorentine «Leonardo», «La Voce» e «L'Anima», che nel 1911 fondò e diresse con Giovanni Papini. Dall'agosto del 1912 fu corrispondente politico da Roma del «Il Resto dei Carlino». Nel giugno 1914, cessata la collaborazione a «Il Resto del Carlino», entrò nella redazione romana del «Corriere della sera» e dal 1916 ne diresse l'ufficio romano di corrispondenza. Richiamato alle armi nel 1915, fu congedato definitivamente nel 1917. Nelle elezioni generali del 1919 fu eletto deputato nel collegio di Salerno. Nel maggio 1920 entrò a far parte del terzo governo Nitti, come sottosegretario alle Finanze. Nel marzo 1921, dimessosi dall'ufficio romano del «Corriere della sera», concorse con Andrea Torre e Giovanni Ciraolo all'ideazione de «Il Mondo». Dal febbraio all'ottobre dei 1922 fu ministro delle colonie nel primo e nel secondo governo Facta. Considerato uno dei più pericolosi avversari del governo, il 15 dicembre 1923 a Salerno, in occasione della visita del re in quella città, fu sottoposto a fermo domiciliare e il 26 dello stesso mese subì a Roma un'aggressione squadrista. Dopo il delitto Matteotti fu l'animatore politico dell'«Aventino». Nel novembre 1924 fu tra i fondatori dell'Unione nazionale. Nell'aprile del 1925 promosse presso Benedetto Croce il Manifesto dagli intellettuali antifascisti. Il 5 aprile subì a Roma una nuova aggressione fascista e il 25 luglio fu gravemente ferito in un agguato sulla strada tra Monsummano e Serravalle. Ammalatosi in seguito alle percosse, si recò due volte in Francia per curarsi. Rientrato in Italia, nel novembre sciolse l'Unione nazionale. Tornato in Francia alla fine del 1925, morì il 7 aprile 1926 in una clinica di Cannes.