Guida agli archivi della Fondazione Gramsci

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Archivi di persone

Vincenzo Bianco

Consistenza
  • fascicoli 4
Cronologia1947 - 1979
Storia archivisticaIl fondo pervenne alla Fondazione Istituto Gramsci nel 1996 insieme all'Archivio del Partito comunista italiano.
Ambiti e contenutoContiene corrispondenza relativa per lo più a ricerche di Bianco sul movimento operaio torinese, appunti di studio, scritti autobiografici, memorie e testi di articoli. Si tratta di 4 fascicoli di cui uno con titolazione originale e tre contenenti materiale di documentazione sulla storia del Pci, opuscoli (prevalentemente prodotti dagli organi interni del partito) e alcuni ritagli stampa soprattutto relativi al 1956.
NoteStato di lavorazione: da ordinare, consultabile. Scheda a cura di Cristiana Pipitone.
Riferimenti bibliograficiR. MARTINELLI, Bianco Vincenzo, in F. ANDREUCCI, T. DETTI, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico. 1853-1943, I, Roma, Editori Riuniti, 1975, pp. 293-5 U. BADUEL, Un protagonista di 70 anni di lotta, in «L'Unità», 2 agosto 1980.
Storia istituzionale/amministrativa, nota biograficaVincenzo Bianco nacque a Torino l'11 febbraio 1898 da una famiglia operaia. Giovanissimo iniziò anche lui a lavorare come operaio fonditore e si avvicinò al socialismo. Nel 1912 aderì infatti alla Federazione giovanile socialista e nel 1917 entrò invece nel Partito. Partecipò alle lotte degli anni 1920-21 legandosi agli ambienti dell'Ordine nuovo e nel 1920 si unì ad Antonio Gramsci nel Gruppo di educazione comunista. Membro del Pcd'I fin dalla sua fondazione si occupò dell'organizzazione del partito. Era inoltre membro del comitato direttivo della federazione giovanile. Nel 1921 venne incriminato per la partecipazione all'occupazione delle fabbriche. Abbandonò l'Italia nel 1922 rifugiandosi prima in Francia, Belgio e Lussemburgo e poi a Berlino. Nel 1923 si recò in Urss dove frequentò le scuole di partito a Leningrado e successivamente fu incaricato di missioni a Berlino e in Jugoslavia. Rientrò in Italia per organizzare la lotta antifascista occupandosi soprattutto della Toscana e al IV Congresso del Pcd'I (Colonia, 1931) venne nominato membro candidato al comitato centrale. Il 13 luglio 1931 venne arrestato a Venezia e condannato a 11 anni e 9 mesi dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato e detenuto a Fossano e a Castelfranco Emilia. Nel 1934 fu scarcerato in seguito ad un'amnistia, espatriò illegalmente e tornò in Unione sovietica dove rimase fino al 1936. Nell'ottobre 1936 partì volontario per la Spagna dove diresse dapprima l'ufficio esplorazione delle brigate internazionali e successivamente, con il nome di battaglia di colonnello Krieger, assunse il ruolo di capo di stato maggiore della 14ª brigata e - dopo essersi ripreso da una ferita - il comando della 13ª brigata. Rientrato in Urss alla fine del conflitto assunse incarichi nell'Internazionale, rappresentando l'Italia in assenza di Togliatti. Nel 1939 era a Parigi alla conferenza organizzata dal centro estero del Partito e in seguito allo scoppio della Guerra mondiale lavorò a Radio Milano-Libertà. Nel 1943 fu Bianco a firmare per conto del Partito italiano la decisione di sciogliere l'Internazionale. Nel gennaio 1944 viene inviato nella Jugoslavia liberata da cui riuscì a raggiungere l'Italia e venne impiegato per mantenere i rapporti con i partiti comunisti della Venezia Giulia. Dal 1945 lavorò nella sezione di organizzazione e fu impiegato quale ispettore presso il comitato regionale pugliese (tra il 1947 e il 1949) e successivamente membro per pochi mesi del comitato regionale piemontese. Nel giugno 1950 fu sospeso da ogni incarico di partito e dal dicembre 1950 venne inviato a lavorare a «l'Unità», impegno che mantenne fino alla morte, occupandosi di traduzioni e dell'archivio del giornale. Morì a Fiuggi il 1 agosto 1980.