Guida agli archivi della Fondazione Gramsci

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Archivi di persone

Paolo Bufalini

Consistenza
  • fascicoli 280
Cronologia1960 - 1996
NoteStato di lavorazione: ordinato, consultabile, inventario on line a cura di Irene Mirabella Schede a cura di Donatella Di Benedetto e Maria Antonietta Serci.
Riferimenti bibliograficiP. Bufalini, Il divorzio in Italia, Roma, Editori Riuniti 1974; ID., Uomini e momenti della vita del Pci, Roma, Editori Riuniti, 1982; A Leuconoe e altre poesie; traduzione di P. Bufalini e introduzione di N. Sapegno, Milano, All'insegna del pesce d'oro, 1982.
Storia istituzionale/amministrativa, nota biograficaPaolo Bufalini nacque a Roma il 9 settembre 1915 e cominciò l'apprendistato politico al ginnasio liceo al Visconti. Nel 1937, studente della facoltà di Giurisprudenza, avviò i contatti con il Partito comunista. Sono i mesi in cui si sviluppavano le iniziative di solidarietà a favore dei repubblicani spagnoli e Bufalini, che lavorava attivamente nel gruppo dei giovani comunisti romani, partecipò alla raccolta dei fondi per i repubblicani spagnoli; nello stesso anno si adoperava per favorire l'espatrio clandestino di Giorgio Amendola. Nell'agosto 1941 venne arrestato con l'accusa di attività antifascista a Roma e inviato al confino per aver promosso con Antonello Trombadori, Antonio Giolitti e altri compagni le proteste all'università. Dal confino venne richiamato alle armi nel 1943 e inviato in Montenegro, come soldato semplice. Dopo l'8 settembre 1943 combatté da partigiano in Jugoslavia nella divisione "Venezia" sino al giugno del 1945. Fatto prigioniero in combattimento, venne internato in un campo di concentramento austriaco. Nel 1945 rientrò in Italia, dove riprese l'attività politica nel Pci. Negli anni Cinquanta ebbe un ruolo dirigente in diverse federazioni italiane. Nel 1949 fu segretario regionale della federazione abruzzese, dal 1950 al 1956 vice-segretario regionale in Sicilia con Girolamo Li Causi e quindi segretario della federazione provinciale di Palermo, dove formò un nucleo di giovani dirigenti, tra i quali era anche Pio La Torre. Dal 1958 al 1963 fu responsabile della federazione romana e nei primi anni Sessanta, dal 1960 al 1962, consigliere comunale della sua città natale. Bufalini fece parte degli organismi dirigenti centrali del Pci, dai primi anni Cinquanta alla fine degli anni Ottanta. Dal 1951 fu infatti componente del comitato centrale, dal 1956 della segreteria, dal 1958 della direzione; nel 1984 venne eletto presidente della commissione centrale di controllo. Il crescente ruolo politico del dirigente romano ottenne un riconoscimento nel 1963, quando venne eletto per la prima volta al Senato dove fu confermato per tutte le legislazioni successive, sino al 1992. Numerosi gli incarichi ricoperti da Bufalini nei decenni di lavoro parlamentare, in particolare membro del comitato direttivo del gruppo parlamentare del Pci, della commissione esteri del Senato e vice-presidente della sezione italiana dell'Unione interparlamentare mondiale. Nel 1988 l'anziano antifascista venne eletto presidente dell'Associazione nazionale perseguitati politici antifascisti, un incarico che lasciò solo ne1 1999 per motivi di salute. Morì a Roma il 19 dicembre 2001.
Criteri di ordinamentoLe carte dell'archivio, 280 unità archivistiche, hanno beneficiato di una cura attenta da parte del proprietario-produttore, come testimoniano la qualità soddisfacente della loro conservazione e la loro organizzazione. In una sua lettera all'archivio del Pci-Pds del marzo 1996, Bufalini scrive: "In preparazione del trasferimento del partito in altra sede mi sto sforzando di mettere ordine nell'archivio del mio ufficio che raccoglie materiali di oltre un trentennio". Quando nel luglio 2000 i Democratici di sinistra versarono l'archivio Bufalini alla Fondazione Gramsci, i due terzi delle carte erano organizzate in fascicoli raccolti in cartelline dotate di un titolo proprio, ordinati in raccoglitori con un ordine cronologico. Questa documentazione era strutturata in due serie ben distinte, Corrispondenza e Scritti e discorsi, mentre le carte rimanenti erano prive di ordinamento anche se, talvolta, inserite in fascicoli, titolati o meno. Le singole carte raccontano il lavoro di studio e di verifica operato direttamente dal produttore su ognuna di esse, come emerge dallo sforzo di individuare il contesto di produzione, per apporre una data a penna o a matita, seppure approssimativa, su quelle che ne erano prive.