Archivi di persone

Gian Carlo Pajetta

1927 - 1990

Storia istituzionale/amministrativa, nota biografica

Gian Carlo Pajetta nacque a Torino il 24 giugno del 1911 da Carlo, avvocato, e da Elvira Berrini, maestra elementare. Intraprese l'attività politica giovanissimo e a 16 anni, studente liceale venne espulso da tutte le scuole del regno e denunciato al Tribunale speciale. Nel 1928 fu condannato a due anni di reclusione per appartenenza al Partito comunista e propaganda, pena che scontò nelle carceri di Torino, Roma e Forlì. Uscito dal carcere, riprese l'attività illegale che gli costò un'ulteriore denuncia al Tribunale speciale, in stato di latitanza, poiché nel 1931 era espatriato clandestinamente in Francia, assumendo lo pseudonimo di "Nullo". Investito di importanti responsabilità come rappresentante della Federazione giovanile comunista italiana, e rappresentante nell'organizzazione comunista internazionale, direttore di «Avanguardia», in quel periodo svolse diverse missioni clandestine in Italia, fino a quando, il 17 febbraio del 1933, venne arrestato in Emilia Romagna. Un anno dopo il Tribunale speciale lo condannò a 21 anni di carcere; dei quali ne scontò 11 a Civitavecchia e a Sulmona per essere scarcerato il 23 agosto del 1943, dopo la caduta del fascismo. Con l'8 settembre e la guerra partigiana (nella quale cadde suo fratello Gaspare), divenne capo di stato maggiore (di fatto vice comandante generale) delle brigate Garibaldi e membro del comando generale del Corpo volontari della libertà, operando con gli pseudonimi di Luca, Mare e Nullo. Nel novembre del '44 partito con F. Parri, A. Pizzoni e E. Sogno per il Sud d'Italia in rappresentanza del Clnai, per trattare con gli alleati e con il governo Bonomi l'accordo politico-militare che avrebbe portato al riconoscimento delle formazioni partigiane come formazioni regolari e all'attribuzione delle funzioni di governo al Clnai. Dopo la Liberazione assunse la direzione dell'edizione milanese de «l'Unità» e fu segretario della federazione comunista di Milano. Nel clima di forte tensione politica e sociali che si accompagnò alla rottura delle forze antifasciste, fu protagonista nel 1947 dell'occupazione della prefettura di Milano. Nel 1945 venne nominato alla Consulta e nel 1946 eletto all'Assemblea costituente, nel 1948 alla Camera dei deputati, dove fu riconfermato dodici volte. Nello stesso anno entrò a far parte della segreteria nazionale del partito di cui sarà membro fino al 1986, anno in cui assunse la presidenza della commissione di garanzia del partito. In questi anni fu anche responsabile esteri del Pci ed ebbe modo di crearsi una fitta rete di conoscenze e di contatti con tutto il mondo sovietico. Dal 1984 fu anche parlamentare europeo. Nella fase della discussione sulla nuova formazione politica che scaturirà all'interno del partito, costituì con P. Ingrao, A. Natta, A. Cossutta e A. Tortorella il cosiddetto «fronte del NO» che si opponeva al cambiamento del nome e del simbolo del Pci. Morì a Roma il 12 settembre del 1990.

Storia archivistica

Le carte di Gian Carlo Pajetta sono state depositate presso la Fondazione Gramsci nel 1996. Il fondo risulta composto di due parti distinte per tipologia e provenienza: la corrispondenza dal carcere (1927-1939) e le carte di lavoro (1958-1990). La prima parte, della cui esistenza gli stessi familiari erano all'oscuro, è stato conservato per anni presso l'abitazione di Elvira Berrini Pajetta, madre di Gian Carlo, e consegnato ai responsabili dell'archivio del Pci dallo stesso Pajetta dopo la morte della madre. Nel 1996 i responsabili dell'ufficio archivio del Pci depositarono queste carte presso la Fondazione Gramsci. La seconda parte, costituita da documenti prodotti e acquisiti nello svolgimento del lavoro, rappresenta di fatto l'archivio di lavoro di Pajetta ed era a sua volta suddivisa in due sezioni cronologiche, 1968-1969 e 1970-1990. Nei mesi successivi alla morte del dirigente comunista, l'ufficio fu smobilitato e le carte trasferite negli archivi del Pci dove, verosimilmente, non furono sottoposte a ordinamento.

ll fondo è stato successivamente inventariato presso la Fondazione Gramsci ed è stato suddiviso in tre serie cronologiche

La serie "Corrispondenza con le federazioni" è stata ricostruita unendo tre serie costituite da Alva Bucci: Federazioni (1963 - 1965), Regioni (1966), Elettorale (1958 - 1960, 1963 - 1965). Una prima analisi della tipologia documentaria ha consentito di rilevare la sostanziale identità, formale e di contenuto, nonché continuità tra la corrispondenza della serie Federazioni e quella della serie Regioni. L'esame della documentazione contenuta nella serie Elettorale è stato più complesso: questa serie comprendeva infatti sia corrispondenza intercorsa tra Pajetta e le Federazioni dei collegi elettorali durante la campagna per le elezioni, sia corrispondenza successiva, di contenuto diverso e assolutamente affine (anche per date) a quella conservata nelle serie Federazioni e Regioni. E' molto difficile stabilire se la suddivisione tra elettorale e federazioni sia originaria o piuttosto il frutto del riordinamento operato da Bucci: del resto è pressoché impossibile distinguere tra camicie originali e camicie inserite in fase di riordinamento. Quattro fascicoli, i cui titoli rimandano esplicitamente al collegio elettorale e non alle singole federazioni, e le cui camicie appaiono diverse, lascia ipotizzare che originariamente esistesse una serie elettorale, composta soltanto della documentazione relativa alla organizzazione della campagna, mentre la corrispondenza ordinaria - compresa quella intercorsa durante la campagna - con le singole federazioni era probabilmente conservata in una serie Federazioni in ordine cronologico. Alla luce di queste considerazioni si è ritenuto opportuno costituire una serie Federazioni, organizzata per regioni e al loro interno per singole province; conservare la serie Elettorale lasciandovi all'interno i pochi fascicoli chiaramente relativi alle candidature.
Ne è scaturita una anomalia: la corrispondenza con le Federazioni si avvia quasi tutta nel 1962, ad eccezione di quella con alcune province lombarde, per le quali ha inizio nel 1958 - anno della elezione di Pajetta proprio in quel collegio elettorale.

Modalità di acquisizione

Donazione della famiglia avvenuta il 18 luglio 1995.

Criteri di ordinamento

L'archivio è ordinato in 3 partizioni cronologiche (ognuna suddivisa in serie):

  1. 1927 - 1938
  2. 1958 - 1969
  3. 1970 - 1990

Condizioni d'accesso

Il fondo è liberamente consultabile nel rispetto della normativa archivistica vigente del regolamento interno della Fondazione Gramsci
L'archivio ha ricevuto la dichiarazione di notevole interesse storico dalla Sovrintendenza archivistica del Lazio il 9 ottobre 1995.

condizioni di riproduzione

Riproduzione soggetta ad autorizzazione della Fondazione Gramsci

strumenti di ricerca

Inventario informatizzato on line a cura di Daniela Boni e Maria Antonietta Serci.

Riferimenti bibliografici

G. C. Pajetta, Camicia nera non la vogliamo più, s. l., Nullo, Fgci, 1932;

Id., Come si lotta contro la provocazione, s. l., Nullo, Fgci, 1932;

G. C. Pajetta, G. Chiaromonte, I comunisti e i contadini, Roma, Editori Riuniti, 1970;

G. C. Pajetta, Dalla liberazione alla repubblica. Le scelte del PCI fino al passaggio all'opposizione, Roma, Istituto Gramsci, [1971];

Id., Analisi del fascismo e antifascismo in Togliatti, [Roma], 1973;

Id., Le crisi che ho vissuto. Budapest, Praga, Varsavia, Roma, Editori Riuniti, 1982;

Id., Il ragazzo rosso, Milano, Mondadori, 1983;

ID., Il ragazzo rosso va alla guerra, Milano, Mondadori, 1986.

Unità di descrizione collegate

Archivio del Partito comunista italiano