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Archivi del Partito comunista italiano

Partito comunista italiano. Federazione di Roma. Commissione federale di controllo

Consistenza
  • buste 15
Cronologia1956 - 1991
Storia archivistica

 

Il fondo qui riordinato raccoglie essenzialmente le carte prodotte e/o ricevute dalla Commissione di controllo della Federazione comunista di Roma e restituisce in modo abbastanza completo, anche se cronologicamente discontinuo, il funzionamento della commissione romana, la cui costituzione fu decisa già in seno al VI Congresso federale (FG, APC, mf 446, pp. 853-863), che si svolse tra il 30 novembre e il 2 dicembre 1956, cioè prima del Congresso nazionale (8-14 dicembre 1956). La documentazione ci restituisce il quadro di un organo funzionante sin dalla sua istituzione, sebbene con i limiti dei primi tempi, e operativo in tutti i settori di attività di competenza delle commissioni di controllo. Il passaggio di competenze dall'Ufficio quadri alla Commissione federale di controllo è testimoniato da una serie di fascicoli relativi a pratiche di sanzioni disciplinari precedenti il 1956 che, insieme ai fascicoli relativi alle pratiche espletate in questo campo dalla Commissione federale di controllo e raccolte in una serie diversa, sono una squisita testimonianza di vischiosità archivistica. Gli estremi cronologici del fondo sono quindi, in linea di massima, il 1956 e il 1991. È cioè stata esclusa dalla datazione la serie dei fascicoli relativa all'attività dell'Ufficio quadri (1945-1956), nonché una serie di documenti relativi agli anni Trenta e Quaranta, poiché questo si considera propriamente il fondo della Commissione romana di controllo. All'interno di questi due estremi, esistono in verità delle lacune, sia di tipo documentario sia di tipo cronologico. A livello documentario le uniche serie organiche sono quelle della "Corrispondenza" e, in parte, della "Disciplina e applicazione dello Statuto", che raccolgono una quantità cospicua di fascicoli tale da testimoniare in modo soddisfacente l'attività della commissione in quegli ambiti. Degli altri ambiti di attività (assistenza ai probiviri, educazione ideologica, tesseramento, bilanci) sono giunti, invece, pochi fascicoli, cosa che non ha permesso di creare serie singole. C'è da dire che resta comunque oscuro se la Commissione romana (così come le altre commissioni di controllo) avesse creato dei veri e propri uffici preposti al disbrigo di quelle tipologie di pratiche, mentre risulta un Ufficio di Presidenza. I fascicoli relativi a quelle attività sono stati quindi raccolti nell'unica serie "Amministrazione e organizzazione", la quale restituisce un'idea della vastità delle funzioni delle commissioni di controllo; è stato invece possibile creare una serie relativa all'attività della Presidenza. Infine, si è ritenuto opportuno separare la serie dei verbali delle riunioni, sebbene numericamente scarsi. Un'attenzione particolare, infine, va riservata a due serie succitate: "Ufficio quadri" (1945-1956); "Fascismo e Resistenza" (1930-1949). Si tratta, infatti, della documentazione esclusa dalla datazione del fondo, poiché considerata acquisita. La prima serie raccoglie gli atti emanati dall'Ufficio quadri in qualità di garante della disciplina e di cui, probabilmente, la Commissione federale di controllo si appropriò al momento del suo insediamento per poter continuare quel tipo di attività; la seconda, invece, raccoglie documentazione molto diversa sull'epoca fascista e sulla Resistenza romana, le cui modalità di acquisizione e la presenza tra le carte della Cfc restano oscure. Cronologicamente, invece, esistono veri e propri buchi nella documentazione, che risulta quindi complessivamente compresa tra il 1945 e il 1991, ma con grossi salti cronologici, di cui si dà conto nei cappelli alle serie. Prima della schedatura e del definitivo riordinamento, il fondo era organizzato in 14 cartelle ed era già ordinato in fascicoli (con poche eccezioni) assolutamente originali, riportanti in molti casi segnature dell'epoca o comunque note sul contenuto. Tali fascicoli sono stati mantenuti intatti e si è provveduto, in fase di schedatura, alla registrazione puntuale di tutte le segnature che si sono trovate. L'ordinamento è avvenuto dopo un periodo di studio della storia di questi organismi di controllo e, sia nella creazione delle serie, sia nella loro disposizione all'interno dell'albero, si è cercato di trasmettere nel modo più fedele possibile l'organizzazione, il funzionamento e gli ambiti di attività della Commissione romana. La descrizione e l'ordinamento sono stati effettuati attraverso il software xDams. A ordinamento ultimato, il fondo consta di 275 fascicoli, raccolti in 15 buste, ordinati cronologicamente e con numero di corda unico e progressivo. Le unità di conservazione sono state completamente ricondizionate.

 

Condizioni d'accesso

Il fondo è liberamente consultabile fino al 1977, ai sensi del D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni (Codice dei beni culturali e del paesaggio), ad eccezione dei fascicoli e/o delle unità documentarie contenenti dati sensibilissimi, ai sensi del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e successive modificazioni (Codice in materia di protezione dei dati personali).

Storia istituzionale/amministrativa, nota biografica

 

Le Commissioni federali di controllo, intese come organi di controllo "democratico" di livello periferico, furono create solo nel 1956, dopo l'VIII Congresso nazionale. Le numerose critiche, accompagnate spesso da defezioni, portarono ad una rivisitazione della struttura burocratica del partito che, senza voler intaccare il principio regolatore del "centralismo democratico", mirava però ad una maggiore libertà decisionale dei suoi organi periferici. A tal fine fu per la prima volta dal 1946 modificato lo Statuto, all'interno del quale furono previsti, accanto alla già esistente Commissione superiore di controllo, una serie di organi di controllo intermedi con compiti più o meno simili: la Commissione federale di controllo (per le federazioni) e il Collegio dei probiviri (per le sezioni). Fu inoltre creato a tutti i livelli un ulteriore organo, il Collegio dei sindaci, con competenza sui bilanci dell'istanza di riferimento, precedentemente di competenza della Commissione superiore di controllo. Questi organismi furono pensati come autonomi rispetto ai rispettivi organi superiori, secondo un'impostazione paritaria e non gerarchica. L'autonomia rispetto alle istanze superiori avrebbe dovuto garantire l'indipendenza decisionale e quindi agilità burocratica ma, soprattutto, avrebbe dovuto rispecchiare un nuovo modo di fare politica (Relazione di Luigi Longo all'VIII Congresso del Pci, gen. 1957, Editori riuniti). A tal fine ognuno di questi organi era disciplinato puntualmente dallo Statuto e, internamente, da un proprio regolamento. Le Cfc, nello specifico, ereditarono in parte compiti precedentemente affidati, in sede periferica, agli Uffici quadri del partito, ossia il controllo della disciplina. Lo Statuto che le istituiva (1956) articolava tale compito e prevedeva che esse controllassero l'applicazione dello Statuto, il rispetto della democrazia interna e della disciplina di partito da parte di tutte le istanze e dei singoli compagni; attendessero all'esame e alla risoluzione delle questioni disciplinari che le venivano sottoposte dal Comitato federale, dai Comitati direttivi di sezione e dai singoli compagni; collaborasse con il Comitato federale alla direzione del lavoro dei quadri. Con il tempo esse subirono delle modifiche. Si possono individuare due grandi fasi: dal 1956, data della loro istituzione, al X Congresso del Pci (2-8 dicembre 1962); dal 1963 all'XI Congresso (25-31 gennaio 1966). Il primo periodo fu "di assestamento". Sostanzialmente, sebbene Commissioni di controllo si costituirono in tutte le federazioni subito dopo o anche subito prima dell'VIII Congresso, il loro funzionamento e il loro peso fu decisamente diseguale da federazione a federazione. La mancata specificazione, nello Statuto del 1956, dei compiti loro attribuiti, infatti, aveva portato a due conseguenze estreme e opposte: in alcuni casi avevano continuato a funzionare come i vecchi Uffici quadri, limitando quindi il loro compito alla risoluzione dei casi di indisciplina; in altri, invece, avevano interpretato in modo troppo vasto le loro funzioni, finendo per sostituire di fatto i Comitati federali nei compiti di direzione politica. Al problema delle commissioni federali si sommava quello della mancata nomina, in gran parte delle sezioni, dei relativi Collegi dei probiviri, i cui compiti erano risultati ancora più sfumati rispetto a quelli delle sorelle maggiori. Le incomprensioni erano sfociate in critiche soprattutto verso le scelte organizzative del centro del partito, il quale aveva regolamentato in modo puntuale i compiti della sua Commissione di controllo, lasciando invece nella genericità quelli delle commissioni inferiori. Già tra il 1956 e il 1957, quindi, proprio dal centro iniziarono a giungere le prime linee guida relative alla loro organizzazione, a cui sostanzialmente si adeguarono in modo omogeneo tutte le commissioni federali. Si delimitarono chiaramente, in tal modo, i primi campi di intervento: disciplina e applicazione dello Statuto; formazione dei quadri e scuole di partito; assistenza ai probiviri, che resteranno sostanzialmente invariati nel tempo. Tra il 1957 e il IX Congresso si decise, tuttavia, il cambiamento più importante, che portò ad un'ulteriore modifica dello Statuto: l'abolizione dei Collegi dei sindaci, a livello di sezione e di federazione (resterà il Collegio centrale dei sindaci) e di affidare alle Cfc e ai Collegi dei probiviri anche la competenza sui bilanci. Tra il 1963 e il 1966 si formalizzò e regolamentò anche la funzione di educazione ideologica, che fu infatti inserita nel nuovo Statuto e confermata in quelli successivi. Un'ulteriore funzione che fu loro affidata, che non emerge dallo Statuto ma che è strettamente collegata al loro ruolo di guida, fu la gestione del tesseramento e del proselitismo, come ben si evince dalla documentazione della commissione romana (Queste ultime informazioni sono tratte da FR. CFC, f. 20). Tra il febbraio e il marzo 1989 le Commissioni di controllo subirono un cambio di denominazione, ma mantennero sostanzialmente i compiti precedenti, non provocando quindi una rottura, com'era accaduto nel 1956: furono denominate Commissioni di garanzia, per sottolineare la loro funzione di garanti della vita democratica interna del partito. La storia della Commissione romana non si differenzia dalle vicende delle altre commissioni.

 

Criteri di ordinamento

L'archivio è ordinato in 8 serie:

  1. Verbali
  2. Ufficio di Presidenza
  3. Corrispondenza
  4. Disciplina e applicazione dello Statuto
  5. Gruppi extraparlamentari
  6. Amministrazione e organizzazione
  7. Commissione quadri
  8. Fascismo e Resistenza

Unità di descrizione collegateVedi archivio Franco Ferri: serie Scritti e appunti, fasc. 13 "Documenti approvati da sezioni romane del Pci", 1968-1970; Archivio del Partito comunista italiano.