Guida agli archivi della Fondazione Gramsci

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Enti e organizzazioni

Casa editrice De Donato

Consistenza
  • buste 79
Cronologia06 settembre 1967 - 26 marzo 1984
Storia archivistica

Al momento della donazione l'archivio constava di 74 buste e si presentava privo di strumenti di corredo. All'interno delle carte era possibile riconoscere alcuni nuclei documentari definiti, quali gli atti amministrativi relativi alla costituzione della società, gli ordini del giorno dei comitati editoriali, la corrispondenza, le schede di lettura, fotografie, cataloghi e altro materiale a stampa, le recensioni relative ai volumi pubblicati.

Nel 2005, al fine di agevolare le richieste di consultazione (il saggio di Luca Di Bari, I meridiani. La casa editrice De Donato fra storia e memoria, Bari, Dedalo, 2011, è basato sulle stesse carte d'archivio), è stato redatto un elenco informatizzato della documentazione secondo le partizioni suddette che riprendeva in maniera sommaria i titoli originali trascritti sul dorso delle singole buste.

In seguito all'inventariazione e al definitivo riordino del complesso archivistico, il numero delle buste è salito a 79, per un totale di 743 fascicoli identificati.

Condizioni d'accessoL'archivio è liberamente consultabile nel rispetto della normativa archivistica vigente e del regolamento interno della Fondazione Gramsci. L'archivio ha ricevuto la dichiarazione di notevole interesse storico dalla Sovrintendenza archivistica del Lazio il 9 ottobre 1995.
Riferimenti bibliografici

F. Blasi, Introduzione all'école barisienne, Bari, Laterza, 2007;

L. Di Bari, I meridiani. La casa editrice De Donato fra storia e memoria, Bari, Dedalo, 2012;

F. De Felice, Il presente come storia, a cura di G. Sorgonà, E. Taviani, Roma, Carocci, Fondazione Gramsci, 2016.

 

Storia istituzionale/amministrativa, nota biografica

La De Donato è una casa editrice sorta a Bari nel 1970 dalle ceneri di un precedente progetto editoriale, quello della Leonardo Da Vinci, tipografia acquisita nel 1942 da Carlo De Donato e trasformata in casa editrice dal figlio Diego.

Nel corso degli anni Cinquanta la proposta editoriale della Leonardo Da Vinci era concentrata in larga parte su pubblicazioni di taglio storico-linguistico - si pensi tra gli altri ai volumi di Carlo Battisti (Avviamento dello studio del latino, 1949), Alfredo Schiaffini (Momenti di storia della lingua italiana, 1950) e Giovan Battista Pellegrini (Grammatica storica spagnola, 1950) - e sulla letteratura di viaggio, la cui collana All'insegna dell'orizzonte riscosse notevoli risultati in termine di vendite, come testimonia la larga diffusione di alcuni dei suoi volumi, quali Segreto Tibet di Fosco Maraini (1950) e Samatari di Alfonso Vinci (1955). Discreta fortuna ebbero i manuali tecnico-legali scritti da Vincenzo Rizzi (Le servitù prediali con Guido Labriola, pubblicato per la prima volta nel 1948; Il condominio negli edifici, 1951) e altri titoli, quali Storia di Arturo Toscanini di David Ewen (1951), Geografia della fame di Josué de Castro e Le sostanze cancerogene di Maria Prato (1951). La dimensione "artigianale" della Leonardo Da Vinci consentì di preservare l'equilibrio finanziario della società, che iniziò a ritagliarsi uno spazio culturale nel panorama editoriale italiano, stringendo contatti sempre più frequenti con alcune case editrici straniere.

Intorno al 1964 l'azienda inaugurò un ambizioso processo di espansione, forte dell'oramai stabile collaborazione con autori di respiro nazionale - nella seconda metà degli anni Sessanta videro la luce volumi curati da Franco Fortini, Leonardo Sciascia e Folco Quilici, solo per citarne alcuni - e dell'ingresso nel proprio organico del germanista e critico letterario Giorgio Zampa, presto chiamato a ricoprire il ruolo di direttore editoriale della casa editrice barese. Fu proprio Zampa a suggerire il cambio di denominazione in "De Donato", prevedendo tuttavia una transizione graduale, in sintonia con quello che era stato il percorso precedente. Per diversi anni, dunque, le copertine dei volumi avrebbero esibito entrambe le sigle, quella storica della "Leonardo Da Vinci" e la nuova, ispirata al fondatore della casa pugliese. Sotto la supervisione del giornalista marchigiano furono pubblicate le opere degli avanguardisti europei degli anni Venti e i grandi autori russi di epoca staliniana, come attesta la grande attenzione per la produzione letteraria di Michail Bulgakov. La società aprì una sede a Milano e, sotto la guida di Zampa, diede impulso a un percorso editoriale per molti tratti inedito, aspirando a una più spiccata riconoscibilità nel campo della produzione letteraria italiana. A tal fine, furono chiamati a collaborare personalità di spessore come Saverio Vertone e Maria Olsoufieva.

Un punto di svolta fu rappresentato dall'avvento del '68 e dall'influenza che i movimenti di protesta ebbero sul panorama culturale e sulla produzione libraria. Emblematica, in tal senso, fu la pubblicazione de L'anno degli studenti di Rossana Rossanda (1968) e Considerazioni sui fatti di maggio di Lucio Magri (1968). Entrambi gli scritti, inseriti nella nuova collana Dissensi, intendevano fornire un'analisi in chiave marxista delle agitazioni studentesche, costruendo un parallelismo tra gli eventi che avevano caratterizzato il maggio francese e quelli che animarono le università italiane. Una svolta che maturò alla fine degli anni Sessanta, con l'avvicinamento tra l'editore Diego De Donato e il Partito comunista italiano. La relazione era incoraggiata dalla presenza a Bari di Alfredo Reichlin - segretario regionale del Pci pugliese dal 1962 al 1968 - e soprattutto dall'influenza sempre più concreta in società di un gruppo di giovani intellettuali formatisi intorno all'Università di Bari e a casa Laterza. Tra questi, un ruolo fondamentale fu svolto da Giuseppe Vacca e Mario Santostasi - i primi a varcare le porte della De Donato - cui si aggiunsero, in seguito, Franco De Felice, Vito Amoruso e Franco Buono. Si concretizzò così la mutazione della casa editrice in «luogo di elaborazione teorico-politica […] che aveva come interlocutore diretto il Pci», come messo in luce da Gregorio Sorgonà nel volume degli Annali della Fondazione Gramsci dedicato a De Felice.

Il biennio 1967-1968 era coinciso, inoltre, con una vistosa crescita della produzione libraria nazionale, tale da indurre le case editrici a prestare maggiore attenzione alle pubblicazioni di taglio storico e morale: «sotto questo profilo - ha osservato Luca Di Bari - fu soprattutto l'accelerazione prodotta dalla contestazione giovanile ad allargare e suggerire i campi di indagine su cui lavoreranno gli addetti al lavoro editoriale». L'esperienza dedonatiana non sfuggì a questa tendenza generale. I cambiamenti imposti dalla dilatazione del mercato librario e dalla concorrenza con altre realtà editoriali in crescita comportarono le prime gravi difficoltà economiche e, di conseguenza, la ricerca di nuovi soci capaci di risanare il deficit finanziario dell'azienda. Un primo negoziato ebbe come interlocutore Mario Mattioli della compagnia finanziaria e mercantile Caboto, il quale trattò con Diego De Donato la costituzione di una società per azioni con sede legale ed effettiva a Milano. Il progetto di Mattioli prevedeva, difatti, il trasferimento totale della società a Milano, la cessione di ampi poteri editoriali e amministrativi a Giorgio Zampa e un aumento di capitale di 50 milioni a fronte di una previsione di fatturato per il 1969 pari a 200 milioni. La trattativa si protrasse fino ai primi mesi del 1969, quando l'apertura della redazione milanese e il passaggio di proprietà sembrarono imminenti.

Le divergenze sorte tra Zampa e De Donato, tuttavia, convinsero quest'ultimo a cercare una soluzione alternativa, così da scongiurare l'acquisizione dell'azienda da parte del gruppo milanese. Nell'estate del 1969 nacque a Bari una nuova società per azioni allo scopo di sostenere dall'esterno la De Donato e, in una fase successiva, assorbirne le attività, a tutela dei successi ottenuti e del percorso editoriale intrapreso. Amministratore unico del nuovo gruppo, denominato «il Nucleo editore», fu Arcangelo Leone De Castris, storico della letteratura italiana presso l'Università di Bari e critico letterario. Il divorzio da Giorgio Zampa si consumò nel corso del 1969 e la società «il Nucleo» rilevò la casa editrice, conservandone il nome. Il nuovo corso della De Donato fu dunque legato a personalità giovani, inserite nel contesto intellettuale territoriale e dai precisi connotati politico-culturali. Fu il Pci a sostenere economicamente le attività della casa editrice e al Pci si era legato il gruppo di giovani collaboratori, comunemente noto come école barisienne, che curò il nuovo progetto editoriale e che avrebbe coniugato - a partire da una formazione di matrice «vagamente gramsciana», come ha confidato lo stesso Vacca a Di Bari nel 2008 - rigore intellettuale e impegno politico, animando una importante stagione di confronto fuori e dentro il partito. Vale la pena ricordare, tuttavia, che questo legame non si tradusse mai in condizionamento, mentre frequenti furono le divergenze del gruppo dedonatiano con la politica culturale del Pci.

Da piccola casa editrice di provincia, la De Donato si impose all'attenzione dei lettori attraverso contenuti specifici, basati sulle dinamiche proprie del periodo storico, riprendendo la visione ingraiana della contestazione giovanile e del "lungo ‘68", concentrando la propria indagine su nuovi temi di ricerca, quali la storia dei sindacati, il femminismo, i diritti civili, la storia del movimento operaio, il dibattito teorico marxista. Le collane inaugurate nel corso degli anni Settanta rispecchiavano concretamente il cambio di direzione. Ideologia e società, ad esempio, diretta da Vacca, proponeva una ridefinizione del marxismo alla luce dei nuovi avvenimenti internazionali e della specifica dimensione italiana. La pubblicazione nel 1969 di Marxismo e analisi sociale dello stesso Vacca funse quasi da manifesto programmatico della collana, che avrebbero ospitato i lavori dei principali studiosi della sociologia marxista in Italia, tra i quali Biagio De Giovanni, Roberto Racinaro, Leonardo Paggi, Giacomo Marramao, Michele Ciliberto e, allo stesso tempo, autori stranieri come l'economista belga Ernest Mandel e i sociologi tedeschi Paul Mattick - sua l'opera su Marx e Keynes edita da De Donato nel 1969 - e Alfred Schmidt. Movimento operaio, collana ideata da Mario Santostasi, sorse come proposta culturale alternativa all'"operaismo" della sinistra extraparlamentare, volgendo il suo sguardo alla storia della classe lavoratrice, analizzata in ottica politica piuttosto che sociologica. Ampio spazio fu dato alla storia dei movimenti sindacali - si pensi a Da sfruttati a produttori di Bruno Trentin (1977) o al volume di Thérèse Zani e Marco Janni sugli scioperi di minatori e portuali in Svezia, edito nel 1972 - e alla questione meridionale, come testimonia il volume collettaneo Pci, Mezzogiorno e intellettuali (1973), con saggi, tra gli altri, di Franco Cassano, Giuseppe Cotturri, Franco De Felice, Aldo Schiavone e Giuseppe Vacca. Prezioso fu, inoltre, il coinvolgimento di Aris Accornero - operaio metalmeccanico a Torino negli anni Quaranta e Cinquanta, stretto collaboratore di Agostino Novella in Cgil e, in seguito, docente di sociologia industriale alla Sapienza - nei lavori della collana e, più in generale, della casa editrice. La programmazione delle nuove collane si alternò alla riorganizzazione di quelle create da Giorgio Zampa, come RapportiAtti Dissensi. Quest'ultima in particolare, avrebbe per lungo tempo trattato tematiche di vario genere, ospitando autori dissimili tra loro, spesso distanti dalla linea editoriale della De Donato. In seguito, alcuni dei temi affrontati confluirono in una nuova collana, Riforme e potere. Inaugurata nel 1974 con il volume Forze armate e democrazia di Rodolfo Guiscardo, fu diretta da Giovanni Berlinguer - dirigente del Pci e docente di medicina - e dal giurista Pietro Barcellona: figure diverse e al contempo convergenti che operarono negli anni una ricca selezione di saggistica su scienza, diritto e istituzioni.

L'esperienza dedonatiana iniziò a palesare le prime incrinature a partire dal 1977, con la fuoriuscita di Santostasi e Vacca, passati al lavoro politico. La direzione editoriale fu assunta da Giancarlo Aresta, che avviò un processo di riorganizzazione della casa editrice a livello societario in modo da far fronte alle nuove esigenze del mercato librario e alla situazione finanziaria dell'azienda. La riconversione del progetto editoriale - lo ha evidenziato Sorgonà - fu ispirata da una riconsiderazione complessiva del rapporto tra politica e cultura da parte del nucleo dirigente della casa barese, persuaso dall'idea che i titoli e le collane pubblicate fino ad allora non rispondessero più alle richieste dei lettori. Cesare Caleno entrò nel Comitato direttivo, mentre si sviluppò un rapporto di collaborazione esterna con Antonio Resta. Su indirizzo di Aresta nacquero alcune nuove collane, come L'autogestioneMediazioni - affidata a Massimo Cacciari, Angelo Bolaffi e Giacomo Marramao - e Storia e critica delle scienze (quest'ultima, curata da Giorgio Israel, ebbe vita assai breve). Altre furono ridimensionate, mentre molte proposte inedite - come quella di una Collana meridionale, di cui il Comitato editoriale della casa barese discusse a lungo - dovettero essere messe da parte. Il contesto sociale e politico, nel frattempo, stava cambiando e l'esplosione del mercato editoriale del decennio precedente aveva lasciato spazio a una drammatica crisi delle vendite e dei ricavi. Tra i pochi segnali positivi, l'affermazione della nuova collana storica, Passato e presente, inaugurata con la pubblicazione italiana del volume di Charles S. Maier sulla rifondazione europea del primo dopoguerra (La rifondazione dell'Europa borghese, 1979). La serie, diretta da Franco De Felice in collaborazione con Paul Corner e Gian Enrico Rusconi, avrebbe rispecchiato i nuovi indirizzi di ricerca esplorati dallo storico di origini campane, impegnato allora sullo studio delle classi dirigente nell'Europa post-conflitto mondiale, combinando frequentemente analisi sociologica e storiografia.

La crisi societaria, tuttavia, sembrava più forte di ogni tentativo di riassestamento editoriale e finanziario. L'ingresso di alcuni rappresentanti della Sinistra indipendente nel Consiglio di amministrazione, a fronte di una sottoscrizione di capitale sociale pari a 50 milioni di lire, poté solo tamponare provvisoriamente i buchi presenti nel bilancio aziendale. Si pensò, dunque, di trasformare la società per azioni in cooperativa a responsabilità limitata, un cambiamento che, nelle previsioni degli amministratori, avrebbe abbattuto costi di gestione e permesso una conduzione più agevole delle operazioni. Realizzatosi solo nella primavera del 1982, il cambio di ragione sociale - in cui tanto avevano sperato Diego De Donato e Isidoro Mortellaro, da poco subentrato ad Aresta - non coincise mai con l'approvazione di un nuovo piano di ristrutturazione aziendale da parte dei soci, alcuni dei quali decisero infine di abbandonare l'impresa, ritirando il proprio appoggio a ulteriori rilanci delle attività della casa barese, costretta a cessare le attività nel luglio del 1983.

Criteri di ordinamento

L'archivio è ordinato in 7 serie:

  1. Amministrazione
  2. Corrispondenza
  3. Schede di lettura
  4. Comitato editoriali e direttivi
  5. Citazioni, recensioni e segnalazioni
  6. Fotografie e materiale illustrativo
  7. Archivio Isidoro Mortellaro, documentazione in copia

Unità di descrizione collegateArchivio privato Isidoro Mortellaro